ETIOPIA,
EMERGENZA
silenziosa
Nella regione del Tigray, nel Nord dell’Etiopia,
si sta consumando una catastrofe umanitaria

Nella regione del Tigray, nel Nord dell’Etiopia, si sta consumando una catastrofe umanitaria

I violenti scontri armati hanno gravemente coinvolto la popolazione civile, già estremamente vulnerabile a causa della pandemia e dell’invasione di locuste che dall’anno scorso sta provocando una grave crisi alimentare.

Ufficialmente la guerra esplosa nel novembre 2020
tra le forze governative e quelle regionali è stata dichiarata conclusa ma il prolungarsi del conflitto e l’interruzione di servizi, energia, rifornimenti e comunicazioni hanno costretto migliaia di persone a fuggire dal Tigray per sopravvivere.

Ocha, l’Agenzia ONU per gli Aiuti Umanitari, ha stimatoin 4,5 milioni le persone bisognose di aiuto dal punto di vista idrico, alimentare e igienico.

La presenza dei Salesiani è molto radicata in Tigray, dove da 45 anni operano nelle comunità di Mekelle, Shire, Adigrat e Adwa a favore dei giovani, in particolare quelli più svantaggiati.

Nonostante le enormi difficoltà a cui anche loro sono sottoposti, grazie al supporto di Missioni Don Bosco e VIS, i Salesiani del Tigray sono riusciti ad intervenire per dare immediato soccorso a 3.800 famiglie gravemente colpite dalla carestia. 

Ma le persone che hanno abbandonato le proprie case e che chiedono acqua e cibo sono molte di più: nelle 4 aree di presenza salesiana si stimano 600mila persone in stato di indigenza estrema.

Pane e farina per le scuole di Adwa stipate di persone in fuga

Volontarie del Centro salesiano di Adwa

Abeba e Almaz abitano ad Adwa, hanno 18 e 21 anni e da tre sono volontarie del centro salesiano della città. Solitamente la loro attività consisteva nell’animare l’oratorio e giocare con i bambini e le bambine, ma con l’inizio dell’emergenza si sono messe a disposizione dei missionari salesiani che sono intervenuti per aiutare la popolazione civile.

In questi giorni vanno in diverse scuole della città, tra cui la Soloda primary school, per portare il loro aiuto ai rifugiati provenienti dai villaggi del Tigray. Le aule, infatti, ospitano circa 20mila persone fuggite a causa dell’insicurezza e della mancanza di beni primari che hanno colpito gran parte della Regione dopo gli scontri tra le forze governative e quelle regionali.

I padri salesiani cercano di andare dove c’è bisogno. La settimana scorsa hanno consegnato 10 quintali di farina di grano ai rifugiati della Soloda primary school e a quelli di altre scuole, come la Nigisty Saba primary school e la Adwa primary school, nelle cui aule sono stipate rispettivamente 20mila e 18mila persone.

Ermes e Agos: siamo riusciti a fuggire ma non abbiamo notizie delle nostre famiglie

Sono contento perché uno dei miei fratelli, nascosto sulle montagne, è riuscito a mettersi in contatto con me”. Ermes è un ragazzo di 24 anni e a causa del conflitto è fuggito dal suo villaggio nel Tigray per raggiungere la capitale della regione. Da allora non ha più notizie della sua famiglia: “Le linee telefoniche sono state interrotte per settimane, e ancora adesso è difficile riuscire a comunicare”.

Ora vive a Mekelle, è riuscito a trovare rifugio nella Sino-Ethiopian School, nelle cui aule sono stipate 2.800 persone in fuga dalle città di Axum, Adua, Shire: “Ho camminato 15 giorni per arrivare qui. Ora spero che mio fratello e i miei genitori riescano a raggiungermi presto”.

Una storia simile è quella di Agos, anche lui ospite della scuola. Ci spiega che il suo nome significa gioioso, contento. Ce lo dice con orgoglio, facendoci capire che non ha perso la speranza di tornare a casa e ad una vita normale. Anche lui ha lasciato tutto, la sua casa è stata bruciata e saccheggiata e non sa dove sono i suoi genitori, i suoi fratelli e sorelle.

Ermes e Agos insieme all’operatore del VIS Alberto Livoni

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ETIOPIA, EMERGENZA SILENZIOSA
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È una campagna che Missioni Don Bosco e VIS portano avanti per supportare l’intervento di emergenza dei Salesiani nel Tigray a favore della popolazione colpita dalle conseguenze della guerra.

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